Passa ai contenuti principali

Pag. 28

1. Bruno intende provare la tesi dell'infinità dell'universo da due prospettive: la prima è basata sulla natura di Dio come causa dell'universo, sostenendo che se Dio è infinito, l'universo da Lui creato deve essere anch'esso infinito. La seconda prospettiva riguarda la comunicazione dell'infinità da parte di Dio alle cose, affermando che l'infinito comunica ciò che gli è proprio, ossia l'infinità stessa, e quindi l'universo derivato da Dio deve essere infinito.

2. Per Bruno, ammettendo la finitudine dell'universo si verrebbe a "frustrare la capacità infinita" di Dio perché implicherebbe limitare la potenza divina e sminuirla. Questo limite nella capacità di Dio di creare un universo infinito andrebbe contro la natura stessa dell'infinità divina e porterebbe a contraddizioni filosofiche e religiose.


3. Gli interrogativi retorici utilizzati da Bruno per sottolineare l'assurdità dell'ipotesi della finitezza dell'universo sono i seguenti:

   - "Per quale strana ragione tale infinità avrebbe dovuto comunicarsi al mondo in modo finito, quasi Dio fosse invidioso che anche il creato avesse la sua stessa qualità?"

   - "Perché Dio avrebbe dovuto limitare la sua potenza e sminuirla, creando un unico mondo quando poteva creare infiniti?"

   - "Perché volete che quel centro della divinità, che può infinitamente in una sfera (se così si potesse dire) infinita amplificarsi, come invidioso, rimaner più tosto sterile che farsi comunicabile, padre fecondo, ornato e bello?"


4. Secondo me, i "principi di filosofia" che verrebbero "distrutti" dalla negazione dell'infinità dell'universo sono quelli che sostengono l'infinità divina e l'idea che l'universo rifletta l'infinita potenza di Dio. Inoltre, la finitudine dell'universo metterebbe in discussione la concezione dell'universo come manifestazione dell'infinito, sminuendo così il ruolo dell'uomo come parte di un universo infinito.

Commenti

Post popolari in questo blog

Cartesio

Renè Descartes , chiamato Cartesio , viene definito l’iniziatore dell’età moderna (rappresenta il passaggio dal Rinascimento all’età moderna), filosofo del soggetto e fondatore del razionalismo. Nasce nel 1596 in Francia, precisamente a Touraine da una famiglia borghese e venne educato al collegio dei gesuiti a “La Flèche”, una scuola molto rigida che lo segnò molto (Il collegio dei gesuiti era la scuola di Tommaso). Si arruola nell’esercito e parte per la guerra dei 30 anni e in questi anni si dedica allo studio della fisica e della matematica, viaggiando per l’Europa ed elaborando la dottrina del metodo. Una notte, il 10 novembre 1619, accampato sul Danubio, sognò i principi di un metodo che poteva essere universale. Successivamente decise di abbandonare l’attività militare e si stabilì in Olanda: vi era libertà filosofica e religiosa ed erano assenti gli obblighi della società. In Olanda compose il trattato di metafisica, riprese lo studio della fisica e iniziò a comporre “Trattato ...

Immanuel Kant

  La vita di Kant Immanuel Kant, nato nel 1724 e morto nel 1804, ha vissuto una vita interamente dedicata allo studio e all'insegnamento. Non ha partecipato ad attività politiche o diplomatiche e ha mantenuto una routine rigorosa. La sua giornata iniziava alle cinque del mattino e comprendeva lo studio e la lezione universitaria in molte discipline diverse, tra cui matematica, fisica, geografia, mineralogia, meccanica e diritto. La funzione rivoluzionaria del pensiero di Kant Kant attribuisce al suo pensiero una funzione rivoluzionaria simile a quella della teoria copernicana. Così come Copernico ha ribaltato i rapporti tra la Terra e il Sole, Kant ridefinisce i rapporti tra soggetto e oggetto nell’ ambito conoscitivo . Per Kant, l’elaborazione dell’esperienza gioca un ruolo fondamentale. La filosofia, secondo lui, è un'attività di ricerca che non dà nulla per scontato e sottopone tutto all'analisi critica della ragione. Il pensiero di Kant: fasi e opere principali Il pen...